nico maccentelli
autore di narrativa e saggistica
Saggistica
CARMILLA NON È DRACULA
Nico Maccentelli
«Tanti anni fa, noi militanti della Gauche Prolétarienne scavavamo di notte buche profonde nelle spiagge più prestigiose della Costa Azzurra, e le coprivamo con dei giornali. Molti villeggianti ci finivano dentro. In fondo alla buca trovavano un cartello che diceva: “Niente vacanze per i ricchi”.» 1
In questo passo dell’ultimo romanzo di Valerio Evangelisti, opera incompiuta, è espresso in sintesi il forte rapporto teleologico, ossia di scopo, che intercorre da sempre tra le sue opere e “Carmilla”, rivista nata in forma cartacea e poi proseguita online lungo un periodo di quasi trent’anni.
L’attività letteraria di Valerio è, senza dubbio, strettamente legata alla vita di “Carmilla”: la rivista che ha caratterizzato e tutt’oggi caratterizza un percorso di critica letteraria e dell’esistente. E pur tuttavia, scrivere di “Carmilla” non è cosa semplice, poiché il suo percorso non ha avuto, e tutt’oggi non ha, quella linearità di intenti tipici di chi realizza un prodotto di critica letteraria, ossia limitarsi a descrivere un panorama culturale, della produzione esistente della letteratura di genere.
Dire che “Carmilla” sia una creatura di Valerio, il suo direttore, al pari delle sue opere, è eccessivo e neppure veritiero se pensiamo a quanti lungo tre decenni ci hanno lavorato. È un pregiudizio, un malinteso spesso pensato da una pletora di aficionados di Evangelisti, di chi solitamente mitizza i propri autori e personaggi preferiti, confondendo in questo caso il carisma indiscutibile di Valerio con una sorta di autorità certo da lui non cercata e non voluta e data più che altro da fattori oggettivi come il successo e l’aver smosso una letteratura di genere un tempo asfittica; e soggettivi, nell’essere stato una presenza politica nel senso più vasto per generazioni di attivisti, simpatizzanti, fan dal mondo di Eymerich, estimatori delle sue saghe, fino al dibattito più articolato e lungo decenni dentro la sinistra antagonista.
Dunque, Valerio Evangelisti, senza chi lo ha accompagnato in vari modi nel suo percorso culturale, non sarebbe stato tale, al netto comunque del suo estro e genio poliedrico. Che tutto nasca da un collettivo, da un dibattito tra soggetti ed esperienze a confronto nei movimenti politici e tendenze culturali che hanno attraversato intere fasi della storia italiana a cavallo di due millenni, rientra nella consapevolezza di chi ha conosciuto anche solo parte di questa storia e soprattutto ha conosciuto Valerio.
Lotta Continua e l’Autonomia, l’operaismo e il punk, la libreria il Picchio e piazza Verdi, Lettere e le esperienze di autogestione in una Bologna piena di fermenti antagonistici, costituiscono l’humus di una collettività che ha fatto da retrocultura e da collante a questa esperienza. Così tutto è iniziato, nei famigerati anni Settanta dello scontro e poi degli anni Ottanta della sconfitta e del riflusso, in un percorso collettivo che non è mai cessato.
1. Eppure la talpa scavava ancora
[un ricordo…]
1986, una sala fumosa e buia di una strada senza uscita in pieno centro a Bologna. Il Kamo. Scorrevano le immagini di un film da una tv collegata a un videoregistratore. Alla fine del film la luce si accendeva e un tizio alto e allampanato, che nell’ambiente chiamavano per questo Solong, alias Valerio Evangelisti, spegneva la cicca togliendola da un bocchino e iniziava a parlare di Alba rossa , il B movie appena visto, con un’analisi sull’industria cinematografica hollywoodiana, che sfornava film propagandistici spesso demenziali, come questo. Per la regia di John Milius, la storia descriveva l’inattendibile invasione nicaraguense e cubana degli USA e dei ragazzi patrioti che si improvvisavano partigiani. Evidentemente agli americani piace così tanto questo canovaccio che sarà ripetuto 36 anni dopo in Ucraina… ma stavolta dal vero. In pieno thatcher-reaganismo, Solong coglieva nelle più piccole sfumature la logica del mainstream neoliberista, la sua propaganda, la sua narrazione di guerra spacciata per difesa della “civiltà”. C’erano già tutti i prodromi dell’evoluzione degenerata del capitalismo a cavallo del millennio, ma anche della vampira Carmilla.
“Una via italiana alla letteratura fantastica”, ossia la prima definizione di “Carmilla”, sin dall’inizio appare molto parziale, quasi togliattiana, pur essendo la tradizione culturale del PCI lontana anni luce dai fondatori della fanzine. Difatti già nel secondo numero questa dicitura scompare, definita da Evangelisti nell’editoriale “un’espressione molto infelice, che si prestava a un’infinità di equivoci”. E precisa: “Nella società in cui viviamo non esiste una via italiana a niente, né al socialismo né alla scrittura. Esiste invece un fantastico italiano che si colloca nel fantastico mondiale. Come la nostra società si colloca nel mondo”2.
E Togliatti come Pratolini erano belli che serviti. La valorizzazione di una narrativa di genere che spazia oltre i confini dell’immaginario e del territorio, già dal numero 1 nell’estate del 1995, è un fatto, al di là della nazionalità degli autori pubblicati, quasi tutti italiani. Con il secondo numero, nella primavera del 1996, l’interesse di autori e critici come Giampiero Rigosi, Carlo Lucarelli, Lorenzo Marzaduri è già un fatto. Come un fatto è che dopo il primo numero la “Isaac Asimov Magazine” arriva a definire “Carmilla” “indispensabile”.
L’architettura redazionale messa in campo è il frutto evidente dei rapporti di Valerio Evangelisti con i primi autori che si addentravano in un percorso nuovo nel panorama letterario italiano: Daniele Barbieri, Vittorio Curtoni, Sergio Rotino e altri, ospitando loro racconti brevi e con sperimentalismi allora inediti e ancora oggi non praticati come le Nanoscritture di Angelo Filippini 3.
Eppure c’è qualcosa che ancora sfugge nella teleologia letteraria e che va ritrovata nelle origini e nelle premesse di “Carmilla”.
2. Ibrid/azioni
Anche “Rivista dell’immaginario”, ossia il sottotitolo di specifica che ha caratterizzato parte della sua produzione cartacea, ci dice ancora poco, non è un payoff esaustivo dell’intero progetto che ha animato “Carmilla” nel corso dei suoi ventisette anni di vita. Oggi “Letteratura, immaginario e cultura d’opposizione”, che si può vedere nella testata online, rende meglio l’idea per chi nella redazione da sempre lavora con il fine non di limitarsi alla descrizione dei prodotti letterari, ma di produrre egli stesso cultura critica attraverso varie forme che non riguardano solo la recensione, ma toccano con una certa poliedricità i vari generi letterari, considerati dal mainstream come “minori”, d’intrattenimento o d’evasione, il pulp come il noir, la fantascienza, il fantasy, l’horror… Ma nel mare magnum della scrittura dell’immaginario, “Carmilla” è stata tra i primi ad aver intravisto l’ibridazione dei generi, il fanta-horror, il fanta-noir, dando spazio all’immaginario stesso.
[un ricordo…]
Strada Maggiore, locali di un’associazione culturale. La mia telecamera video8 riprende un gruppo di studenti che emettono versi sgangherati melodiando una inattendibile canzone aliena, mentre Solong guarda la scena sorridendo. A casa poi, ricostruirà il viaggio di astronavi nello spazio siderale con dei piatti da campeggio di plastica. Nel corridoio dei locali il film finisce con l’immagine di una ragazza che fa la vampira. Nasce Carmilla con la nascita degli Astronauti Autonomi contro le Amazzoni Marziane per la regia di Valerio Evangelisti.
Scrittura d’evasione, accennavo. Questa definizione può essere calzante solo se descrive il posizionamento di “Carmilla”, evasione da cosa e da chi: rappresentare un mondo possibile, o le traiettorie distopiche di un sistema presente o, ancora, la descrizione in chiave parodistica dell’alienazione, dello sfruttamento, l’iperbole del neo-schiavismo vigente, del fascismo che intride le istituzioni totali contemporanee, le differenze sociali: sono tutti esempi dell’attività culturale militante di questa rivista.
Trasversalità è una parola chiave che ci mostra come “Carmilla” non sia mai stata una rivista limitata alla sola letteratura, ma abbia affrontato anche ambiti culturali come il fumetto e sul piano della critica abbia spaziato nel cinema e persino nella musica.
3. Una vampira lunare
Fatte queste premesse, occorre però tornare alle origini della rivista, a quella stanza fumosa. Ed è lecito chiedersi come ha potuto crearsi questo golem antagonista, capace di dare puntualità a un intervento a tutto campo contro la generalità di un sistema dominante. La risposta sta in un’altra parola chiave: trasformismo. Ma non intesa nella sua accezione negativa, ossia di qualcosa o qualcuno che si trasforma per sfruttare le situazioni da una posizione sempre favorevole, oppure del trasformismo politico. No, “Carmilla”, titolo e nome preso a prestito da Joseph Sheridan Le Fanu 4, è una vampira e si trasforma, intendiamoci: non come i vampiri classici, in pipistrelli o in lupi, o chissà quale altro mostro. Lasciamo alle parole di Valerio Evangelisti questa definizione tornando al numero uno del 1995:
Carmilla non è Dracula. Il vecchio Vlad (vecchio? Diciamo decrepito, mentre Carmilla è sempre giovane) è una forza innaturale scatenata, che non parla e forse non ragiona (a parte l’orrida parodia di Coppola), agitato da istinti famelici di sopraffazione. […] Carmilla di Karnstein è diversa. Seducente e trasgressiva, non teme affatto la luce del sole e non ama dormire troppo a lungo nei sepolcri. […] impegnata in una lotta per la sopravvivenza che dura da secoli, contro una morte a cui non si è mai rassegnata (mentre Dracula è la morte stessa). […] Dracula è un vampiro notturno, Carmilla è un vampiro “lunare”. Quando sceglie come terreno d’azione la notte, lo fa alla stessa maniera di Diana, di Ecate, di Abundia, di Persefone, di Iside. Divinità femminili e liberatrici, che guidavano la corsa sfrenata di legioni di donne alla luce suadente della luna, in conformità a ritmi biologici antichi e segreti.5
Queste righe del primo redazionale della rivista, spiegano con una metafora potente il ruolo di “Carmilla” non solo nel panorama culturale, ma nel libero impegno militante come rivista d’avanguardia per l’affermazione di ciò che è vivo nel sociale di fronte a una “morte” individuale senza interconnessioni gioiose e solidali, contro il sole artificiale del presente che riflette un immaginario spento, funzionalizzato e standardizzato e quindi un futuro senza prospettive di cambiamento.
“Carmilla” nasce dunque in contrapposizione alla colonizzazione dell’immaginario da parte dei media, della società dello spettacolo, attraversando il crepuscolo democristiano e craxiano di una cultura massificata dal mezzo televisivo, il berlusconismo di nani e ballerine, dello svilimento culturale delle comunicazioni di massa per standardizzare fino all’eccesso costumi e miti nell’era consumistica, fino all’era digitale e dei social con il controllo sociale del 2.0 e di una falsa rete virtuale sul piano relazionale, di produttori cognitivi semplificati di valori e plusvalore.
Per questi motivi nasce come rivista antagonista di frontiera, laddove la frontiera è mobile, si sposta negli anni e nei decenni con lo sviluppo delle tecnologie. Per questo sarebbe ingeneroso dire che “Carmilla” non ha mai usato altri strumenti che la carta, prima, e il web, poi. Quando si ha forte una consapevolezza delle tendenze autoritarie e delle esplosioni sociali che attraversano la storia e le varie culture del mondo, il mezzo diviene relativo alla forza del messaggio.
4.“Progetto Memoria”, la genesi
[un ricordo…]
Nel seminterrato del Kamo, alcuni compagni discutevano del prossimo numero di “Progetto Memoria”. Il giornale dei collettivi universitari stampato dalla Bold Machine come la vampira si trasformava da Vai Marta a Sai Marta. E per il rettore Roversi Monaco questo era un incubo che andava stroncato. Solong, tra i giovani delle nuove generazioni, aveva iniziato a scrivere il suo futuro di autore dentro un processo di coscienza e memoria collettiva.
Il fatto che “Carmilla” nasca da una costola di “Progetto Memoria. Rivista storia dell’antagonismo sociale”6 spiega tutta l’evoluzione successiva e la presa di posizione culturale fortemente critica dell’esistente che non è solo prerogativa di Evangelisti ma di tutti i redattori che da quel momento in poi si succederanno in una storia lunga vent’anni.
Valerio Evangelisti è una figura di scrittore e intellettuale militante quindi sui generis. Sin dall’inizio della sua produzione letteraria, non si può scindere l’autore di genere dal fine analista politico marxista. Ma neppure dalla sua presenza nelle realtà di movimento, una presenza prima ascoltata, poi anche autorevole nello sviluppo della sua presenza nel panorama letterario italiano e mondiale, ma sempre in dialettica con la concretezza e i percorsi dell’antagonismo sociale e delle sue realtà politiche. “Carmilla” itinerante nei centri sociali, perché dai centri sociali, dai collettivi universitari, da soggetti che hanno attraversato gli anni Settanta nell’Autonomia, non ci poteva aspettare altro che un impegno politico al tempo stesso culturale da un punto di vista anticapitalista.
“Carmilla”, proprio per questo, non è mai stata un “cenacolo” culturale, un salotto per autori. Eppure, proponendo una letteratura di genere fuori dagli schemi classici, che l’avrebbe voluta relegata alla “serie B”, ha fatto da volano anche a singoli autori come Luca Masali, Nicoletta Vallorani, Sandrone Dazieri, incrociando anche autori già affermati come Carlo Lucarelli 7 , Loriano Macchiavelli, che colpito da “Carmilla”, scrive:
Ho letto due volte l’editoriale, di Valerio Evangelisti, sul primo numero di Carmilla e mi sono detto che c’è ancora speranza. C’è speranza se dei giovanotti perdono il loro tempo (e i loro soldi) a confezionare Carmilla. Ero rimasto ai cioè alle discoteche e alle coscienti stragi del sabato sera. E confesso che non me ne importava né degli uni né delle altre. Sono rimasto indietro e la colpa è mia che ho smesso di guardarmi attorno. Per nausea. L’editoriale di Valerio Evangelisti viene da lontano (com’è giusto che sia) per andare lontano…8
5. Un’osteria di fuori porta…
[un ricordo…]
Via Calabria, Comedor. In un pub del quartiere Mazzini si parlava e si creava Carmilla. Tra quei tavoli di legno nascevano i numeri della rivista e venivano a trovarci di volta in volta nuovi autori, invitati da Valerio. Nomi che poi si sarebbero letti in collane come Urania. Alcune volte personaggi un po’ interessati, altre volte interlocutori sinceri.
Teniamo presente che proprio nel panorama culturale nazionale, costellato dal declino di un’asfittica egemonia culturale “togliattiana”, decisamente antimovimenti, e dall’ascesa incontrastata di una società dello spettacolo berlusconiana, riflesso di un passaggio a una rappresentazione della realtà fortemente consumistica, fatta di “nani e ballerine”, tronisti, calciatori e veline, “Carmilla” trascende e oltrepassa il riflusso culturale anche post-Pantera ponendosi come punto di riferimento nel contrasto e nella critica sociale, culturale e politica.
Sebbene gran parte del retaggio politico e culturale del ’900, almeno per quanto riguarda i suoi aspetti dogmatici, possa essere messo in soffitta, non c’è dubbio che per quanto spetta alle riviste, a patto che queste non vogliano intendersi come magazine e semplici strumenti di intrattenimento per pallidi e anemici appetiti intellettuali, il discorso militante resta inalterato.
Occorre però naturalmente intendersi sul significato dell’aggettivo militante.
Se con questo si vuole rivendicare una chiara scelta di schieramento politico o partitico è chiaro che non può costituire il caso di Carmilla.
Se, invece, si intende il significato più ampio di impegno nel campo della conoscenza, dell’interpretazione dei fenomeni culturali e politici che l’attuale società produce allora il termine può essere perfettamente calzante per il ruolo che Carmilla sembra rivestire all’interno del web.9
“Carmilla” è anche storia di gelate in capannoni, tavolate dove non c’è il sommelier a servirti, di Autogrill notturni, di fermate per darsi il cambio alla guida nei viaggi in macchina per andare a presentare la rivista: centri sociali, case del popolo, librerie popolari. “Carmilla” non è una storia di salotti, che fossero televisivi o meno, ma di un impegno condiviso, nel quale Valerio è sempre stato promotore, contattato da realtà di movimento tra le più disparate, sempre a proporre trasferte. Anche se, indubbiamente, a far da volano alla diffusione di “Carmilla” sono state le opere di questo geniale e instancabile autore.
6. Ontologia dell’immaginario
Lo statuto letterario carmilliano, all’inizio è una diretta conseguenza dell’azione narrativa di Evangelisti. Con la sua opera sperimenta nuove frontiere dell’immaginario, riportando la sua pratica di scrittura e la sua visione del fantasy ibridato tra sf, noir e horror sin dentro “Carmilla”. Non è un semplice cogliere tendenze e poetiche già nell’aria, bensì è produzione di un universo dell’immaginario collettivo in cui si attestano nuove generazioni di autori, riconoscendosi in questo campo d’azione che apre spazi fin dentro l’editoria ufficiale, che ovviamente coglie le opportunità commerciali insite nel favore stesso di un pubblico di nicchia.
Ma “Carmilla” resta quella che è sin dall’inizio, con editori d’avanguardia come Daniele Brolli e poi la modenese R&D. Con un rapporto col pubblico totalmente ignorato, non avendo “Carmilla” intenti commerciali. Definisce bene il tema proprio Valerio, in un suo editoriale del novembre del 1998, dal titolo In difesa della sottoletteratura:
Il lettore, casuale o non casuale, di gialli, fantascienza, horror ecc. ha secondo me, minori probabilità di essere sedotto e addomesticato del consumatore abituale di letteratura “alta”. È abituato a immergersi in piccoli o grandi inferni metropolitani, a penetrare in galassie rette da regole pazzesche, a esplorare mondi alternativi, a scorgere l’incubo nascosto dietro la normalità apparente. La sua narrativa preferita è narrativa del coinvolgimento: è fatta apposta per non lasciare indifferenti. Ed è narrativa dello straniamento dal proprio reale, per immergersi in un altro che può essere bizzarro o esotico, ma che può anche essere, e spesso è, una diversa visione prospettica di quello che egli stesso vive. Inoltre è una narrativa forte, massimalista, viscerale, in cui la violenza non è dato accidentale, ma componente ineliminabile del contesto. E talora, quando si sposta sul versante fantastico, può essere narrativa metaforica , che senza inutili pedagogismi offre chiavi interpretative di portata vertiginosa. Tutto il contrario insomma, di un futile passatempo. Tematiche come il razzismo, la guerra, la fame, il disagio urbano, l’invadenza dei mass media, l’autoritarismo, l’arroganza del potere, ecc. sono per la narrativa “di genere” pane quotidiano. Si può dire lo stesso per la letteratura che da noi è considerata “alta”? “Ma mi faccia il piacere”, avrebbe risposto Totò.10
Qui andiamo ben oltre il romanzo borghese naturalista, se vogliamo prendere a confronto i generi così ben descritti da Evangelisti con la letteratura “alta”. Arriviamo anche a quella narrativa neorealista che dal secondo dopoguerra ha caratterizzato il romanzo di critica sociale, di descrizione post-zoliana di una condizione operaia, contadina, resistente, che solo l’epica fantastica di un Italo Calvino11 ha saputo spezzare quasi a indicare e prefigurare un percorso narrativo verso il fantastico. Rottura culturale decisiva con il togliattismo letterario.
La presenza di un pubblico alla ricerca di questa letteratura “di serie B”, che come visto lo è solo in apparenza, è intuita da “Carmilla”, e trova conferme nell’estendersi dei lettori dei romanzi di Eymerich, così che nel corso di serate e di iniziative, Valerio Evangelisti abbina con il senso di un percorso collettivo redazionale e politico, la sua narrativa all’azione culturale di Carmilla.
Già questo statuto narrativo lo si è potuto vedere sin dai primi passi della rivista, nel farsi vera e propria ontologia dell’immaginario. Con “Carmilla”, la letteratura di genere era già divenuta, a suo tempo con una vera e propria “dichiarazione di guerra”, un agone tra opposte e differenti visioni del possibile immanente. Così come del futuro, con le sue realtà parallele: dal ciclo di Eymerich ai Biplani di D’Annunzio del già citato Luca Masali e le sue cronolinee. Sperimentazioni di un nuovo scrivere che tracciava una decisiva linea di faglia con il mainstream nella fantascienza, dominato da scontatissimi guerrieri robot e metafore del superuomo nelle galassie.
I nuovi autori erano diventati un nuovo fronte della destrutturazione dell’immaginario razzista e gerarchico, fatto di stirpi, spade, sangue, mutuate da un medioevo storpiato e portato nel futuro, in una cosmologia che riproduceva figure mistiche, evoliane, proprie di un universo semantico fascista, che ha avuto nella manipolazione di Tolkien la sua apoteosi. Del resto è proprio del fascismo appropriarsi in senso estetico e mitologico di intere epopee storiche e narrazioni, come furono Roma Antica per il Ventennio e lo stesso Risorgimento con l’iconizzazione di alcuni dei suoi protagonisti.
Lo scontro tra le due visioni, una di ritorno dalla finestra di ciò che non era mai uscito dalla porta, ossia un approccio neoclassico, di restaurazione di un immaginario conservatore, l’altra di rottura con l’esistente e di prefigurazione di un futuro possibile o di un’altra realtà, antagonista all’attuale vigente, diviene così aperto. Coinvolgendo gli ambienti della letteratura fantastica e di genere, più che altro sul piano della critica.
Lo scontro più eclatante avviene tra lo stesso Evangelisti e Gianfranco De Turris, vice-caporedattore del settore cultura del Giornale Radio RAI, che porta i redattori stessi di Carmilla a una presa di posizione in difesa del proprio direttore. Così scrivemmo nel n.4, nella sezione “Lo specchio di Carmilla”, con il titolo Sull’onda dell’attacco a Evangelisti, Brolli e altri, alcune riflessioni sulla destra italiana:
«La feroce critica di Gianfranco De Turris dalle colonne de “Il Secolo d’Italia” ad alcuni esponenti della fantascienza italiana di sinistra, Valerio Evangelisti in primis, è una presa d’atto in forma rabbiosa di come nel panorama letterario di genere stiano emergendo nuove tendenze, certamente più critiche rispetto alla realtà esistente. Un fenomeno questo che raccoglie consensi da parte di un pubblico meno lobotomizzato di quanto si potesse pensare, nonché i favori di una parte dell’editoria italiana che trova conseguenti riscontri sul mercato. Si può dire che c’è vitalità sotto la cenere. Qualche lapillo ben luminescente che non fa incendio, ma che rappresenta un primo grumo di azione culturale critica sul finire d’un millennio azzerato nelle soggettività antagonistiche. […] Ci interessa continuare a parlare al pubblico con la nostra scrittura e con i nostri interventi, per far riflettere, pensare. Per far capire che oltre al pappone monocromatico ci sono tanti altri colori nello spazio. Che la letteratura di genere è veramente letteratura d’evasione, quando si riesce a evadere sul serio dalla gabbia culturale che la spazzatura massmediatica imperante ci ha imposto. A proposito, quando nel titolo abbiamo parlato di “Riflessioni sulla destra”, non ci riferivamo certo solo a De Turris. Quali sono i confini della destra secondo voi? Provate a distinguerli, se ci riuscite.»12
Considerazioni che a ben guardare l’appiattimento culturale odierno e l’allineamento di artisti, autori, editori, musicisti dentro un apparato mediatico e di intrattenimenti asfittico e ossequioso delle politiche dominanti, dei valori di cui sono portatrici, suonano di grande attualità oggi ancor più di ieri. E in questo senso “Carmilla” ha rappresentato un primo fuoco di guerriglia culturale sui generis, poiché altre esperienze analoghe sul piano diretto della critica e della produzione letteraria non ce ne sono state. Forse, per il grado di irriducibile antagonismo della scrittura, occorre risalire alle fanzine punk, allo sperimentalismo del Gruppo 63, a Nanni Balestrini, alle azioni destrutturanti di “Zut” e “A/traverso” negli anni Settanta. Ma stavolta l’azione non era semplicemente sul piano di una decostruzione semantica delle parole e del senso omologato dominante. Stavolta l’assalto era alla letteratura stessa. “Carmilla” ha il primato di aver costruito nella sua pratica un manifesto dell’immaginazione priva di orpelli e luoghi comuni, conquistando teste di ponte tra un pubblico privo di alternative possibili ai plot e alle narrazioni preconfezionate della letteratura ben collaudata dal mercato e mutuate dall’industria culturale “hollywoodiana”, del “vai sul sicuro” e “vai sui vip”.
Non ci è voluto poi molto. È bastato mettere al centro ciò che nasceva con le nuove generazioni di scrittori, evidenziare la nuova onda che rinasceva dalle ceneri di una sconfitta anche culturale. Quella degli anni Ottanta.
7. Online, rete e globalismo
“Carmilla online” rappresenta una cesura con il passato cartaceo. Sempre sotto la direzione di Evangelisti nuove forze intellettuali subentrano e altre ancora nel tempo, qualcuno del resto se ne va. Ma quello che resta è il progetto culturale originario, ben descritto poc’anzi dalle parole stesse di Valerio. Pubblicare solo inediti, ampia autonomia di ogni singolo redattore, mantenere per quanto possibile una cadenza giornaliera, scompare il piano editoriale insieme ai numeri che avevano un cadenza semestrale.
Ma a questo punto dalla letteratura di genere si spazia su un vasto spettro di tipologie letterarie, saggistica, attualità, racconti: con la fine di “Progetto Memoria”, “Carmilla” diventa, nel passaggio a “Carmilla online”, anche rivista di riflessione politica, ponendosi nell’agone del conflitto con temi spesso controversi e di rottura. Dagli editoriali graffianti e puntuali di Valerio, “Carmilla” si estende a interventi espressione di punti di vista anche diversi, ma anche a prese di posizione collettive, con Evangelisti in molti casi promotore, come nella campagna per Cesare Battisti. Valerio, nel suo lungo rapporto con Cesare, ne è stato il principale animatore, contribuendo a ricostruire l’aberrazione dell’emergenzialismo permanente in Italia, che aveva con il carcere e la repressione messo una pietra tombale sull’esperienza antagonista degli anni Settanta.
[un ricordo…]
Vag61, un centro sociale bolognese. Dopo la cena della redazione, la foto di gruppo. Una volta all’anno ci si ritrova e si parla del futuro di “Carmilla”. Forte è l’accostamento alle vicende del Movimento No Tav. Valerio, “Carmilla” e una Montagna di libri, che dà un forte impulso culturale al movimento, attraversandolo con la forza di un immaginario che trae linfa dalla realtà delle lotte sociali. L’immaginazione al potere si diceva un tempo, una rivoluzione immaginata nei mille rivoli della memoria storica dei movimenti, l’insurrezione immaginaria che si fa controcultura nell’attività costante di una scrittura militante, di una poetica corrosiva, di un’allegoria del presente alienato che ripete se stesso.
“Carmilla” si fa in questa ultima fase della sua vita ancora più interprete dei fenomeni sociali e politici che caratterizzano la vita sociale, culturale e politica non solo del paese, ma di una realtà generale determinata da un collegamento che nell’era della globalizzazione, della rete e della digitalizzazione non concede nulla alla descrizione limitante di ogni singola parzialità.
Questa attività può essere considerata militante, se la intendiamo come un:
«impegno nel campo della conoscenza, dell’interpretazione dei fenomeni culturali e politici che l’attuale società produce allora il termine può essere perfettamente calzante per il ruolo che Carmilla sembra rivestire all’interno del web. Il termine opposizione che compare nella sua testata, accompagnando quelli di cultura, letteratura e immaginario, già di per sé definisce il compito che la rivista si è data fin dai suoi esordi: quello di essere luogo di dibattito, confronto e proposizione di idee e interpretazioni, oltre che di produzione letteraria, caratterizzato però dal non voler scendere a patti con la visione culturale, politica e letteraria mainstream oggi dominante, anche in siti troppo spesso accomunati per ruolo e funzione alla stessa. Per questo, ad esempio, Carmilla non fa distinzione di merito tra cultura alta e bassa, tra cultura dotta e cultura di massa: sia per la letteratura che per il cinema e la musica. Ciò che conta è la vivacità e la qualità della proposta che può animare le diverse opere e i diversi approcci. Così come, per quanto riguarda la memoria storica, ritiene importante tanto rinvangare la storia per disseppellire ciò che è stato rimosso, soprattutto delle esperienze generate dai movimenti antagonisti del passato, quanto per dare degna sepoltura alle celebrazioni, ai riti e ai miti che hanno contribuito a mantenere in vita gli aspetti peggiori del presente.
È un ruolo, che potremmo quindi definire di risveglio delle coscienze e degli intelletti, che “Carmilla” rivendica, rifacendosi, in questo senso sicuramente, alla grande tradizione novecentesca delle riviste artistiche, letterarie e culturali che sceglievano di essere motivo di rinnovamento del sapere e delle interpretazioni del mondo e delle rappresentazioni della società, oltre che di provocazione intellettuale.»13
Il nuovo corso di web-rivista rappresenta un salto di qualità rispetto alla forma cartacea, per immediatezza e freschezza dei contributi. “Carmilla online” non fa cronaca, ma di certo consente una maggiore tempestività di intervento su temi letterari, politici, che generalmente interessano il pubblico in un dato momento della vita del paese o del dibattito letterario o nell’antagonismo dei movimenti. Le recensioni sono più puntuali e l’ipertesto consente di sviluppare pezzi interconnessi con il mare magnum della rete.
Si è scelto di non interagire col pubblico e quindi di non pubblicare commenti, così come di non aprire pagine e gruppi sui social. Il flusso di un pezzo al giorno è impegnativo e un imperativo per garantire continuità e al tempo stesso qualità.
L’idea di redazione che ha Valerio Evangelisti da quando è nata “Carmilla” viene quindi riproposta nella nuova rivista online, così ben sintetizzata: “con sfumature diverse da una comune ottica schierata, libertaria e di opposizione, siamo tutti interessati a un discorso che coniughi impegno culturale e politica”14.
C’è libertà per i redattori di gestire i pezzi, curarli anche nella scelta delle immagini, mai prevalenti dentro gli articoli e i saggi. Ogni redattore ha la piena libertà e responsabilità di ciò che scrive e di scegliere lo stile e gli argomenti. Per decisioni da prendere insieme, la consultazione avviene democraticamente per maggioranza online, date le distanze tra una città e l’altra e persino fuori continente.
Del resto, come per la fase cartacea, i redattori coniugano un impegno per “Carmilla” con attività all’esterno di vario tipo.
Il resto è storia di oggi. Ancora pochi sono i mesi che ci separano dalla scomparsa di Valerio, neanche un anno. Eppure la sua presenza ancora si sente, così come l’impronta che ha dato a tutti noi. Quasi una sfida che la redazione ha raccolto nel proseguire l’opera collettiva in un lavoro costante, nella ricerca di una qualità dei contributi, nella scoperta di nuovi percorsi dello scrivere e dell’interpretare la realtà concreta e, con essa, la società.
E questo credo sia il lascito più importante di un intellettuale organico nel vero senso della parola. Organico non a particolari scuderie politiche, ma a una costante ricerca del possibile attraverso l’immaginario, ritrovandolo nelle pieghe di un quotidiano che invece è, questo sì, osceno e impossibile da vivere.
NOTE
1. Da La Guerra fredda dei mondi, cap. 18, ultimo romanzo, incompiuto, di Valerio Evangelisti.
2. V. Evangelisti, Seize the time, in “Carmilla”, a. II, n. 2, primavera 1996, p. 4.
3. Ecco un esempio del lavoro di Angelo Filippini, un vero pioniere dello sperimentalismo letterario che trovava spazio nella pratica carmilliana, tratto da Ma niente nelle Nanoscritture (racconti brevi) in “Carmilla Mircalla”, a. I, n. 1, Estate 1995, pp. 52-58: “Ma niente; è andata così: stavo tranquilla aspettando che passasse la sahariana, quando mi si avvicina questo triotarlo.” Con fare rincuorante, mi stropiccia sotto la batteria. Allarga i follicoli, e comincia a impallidirmi gli stami. Allora mi sviluppo, e gli dico – Senta, ma le soffio il naso? E questo passa a modanare i pistilli. Così va bene! – gli faccio ruminando, con un’occhiata da spegnere una pozzanghera. Di colpo, tutte le pozzanghere attorno a noi si spengono! Allora ‘sto triotarlo non comincia a…
4. Carmilla è la protagonista di un racconto, dallo stesso titolo, pubblicato nel 1872 da Joseph Sheridan Le Fanu (1814–1873), scrittore irlandese ricordato soprattutto per le sue storie di fantasmi.
5. V. Evangelisti, …Et mourir de plasir, in “Carmilla”; a. I, n. 1, Estate 1995, pp. 3-4, oggi in Id., Le strade di Alphaville. Conflitto, immaginario e stili nella paraletteratura, a cura di A. Sebastiani, Odoya, Città di Castello 2022, pp. 60-61.
6. L’ultima uscita di “Progetto Memoria” è il numero 18 del dicembre del 1998, dopo dieci anni di attività, poco più di tre anni dalla nascita di “Carmilla”. Con l’esigenza di approfondire temi più prettamente politici e di sostenere una vitalità di dibattito e di analisi ancora ben presente nel collettivo originario, che ha contato poche defezioni. Tuttavia, mentre “Carmilla” aveva già preso il volo nel panorama letterario italiano e non solo, per “Progetto Memoria” questo è stato un po’ il canto del cigno. Neanche tre anni dopo ci sarebbero stati il G8 di Genova 2001 e l’attacco dell’11 settembre alle Twin Towers, che segnavano un passaggio epocale per la governance unipolare atlantista e per il pianeta. L’inimmaginabile. Ma questa è un’altra storia.
7. È suo Julien, l’ombra sul muro, apparso su “Carmilla”, a. II, n. 3, Inverno 1996, pp. 46-49, un racconto che ha per protagonista un rivoluzionario cordigliero francese condannato alla ghigliottina.
8. L. Macchiavelli, Ma siamo davvero tutti dei numero Sei?, in “Carmilla”, a. II, n. 2, Primavera 1996, p. 6.
9. Intervista di Eleonora Fuochi a Valerio Evangelisti datata ottobre 2017, in F. Bortolotto, E. Fuochi, D.A. Paone e F. Parodi (a cura di), Sistema periodico. Il secolo interminabile delle riviste, Bologna 2018, p. 299, 300, Edizioni Pendragon, 2018, cit. p. 300.
10. V. Evangelisti, In difesa della sottoletteratura, in “Carmilla”, n.s., n. 2, 1998; oggi con il titolo Apologia della sottoletteratura in Id., Le strade di Alphaville. Conflitto, immaginario e stili nella paraletteratura, cit., p. 69.
11. Cfr. I. Calvino, Ultimo viene il corvo, Einaudi, Torino 1949.
12. Sull’onda dell’attacco a Evangelisti, Brolli e altri, alcune riflessioni sulla destra italiana, in “Carmilla”, a. III, n. 4, Inverno 1997, p. 50.
13. V. Evangelisti, intervista dell’ottobre 2017, in F. Bortolotto, E. Fuochi, D.A. Paone e F. Parodi (a cura di), Sistema periodico. Il secolo interminabile delle riviste, op. cit. p. 300.
14. Ibid.
Daniele Brolli con Valerio Evangelisti, Daniele Brolli con Nico Maccentelli e Nico Maccentelli con Angelo Filippini .
