Il 19 settembre scorso è uscita una recensione del mio Romanzo I martiri di Zoyss su Carmillaonline, a opera di Francisco Soriano. Un approccio diverso da chi mastica fantascienza, ma per questo ancora più di valore.
Riguardo a questa recensione posso solo aggiungere un aspetto importante: questo romanzo nasce dalla storia della fantascienza italiana degli anni Novanta, dalla vecchia Carmilla e da un autore che ha lavorato accanto a quella stagione. Infatti, nel 1998 un giovane autore (il sottoscritto) pubblicava a puntate su Carmilla un romanzo di fantascienza. Ventotto anni dopo quel romanzo torna in volume.
Penso che questo fatto abbia un valore letterario e non perché il romanzo l’ho scritto io, ma perché I martiri di Zoyss è nato in un contesto sociopolitico e culturale segnato dall’inizio di quel passaggio a un tecnoliberismo che oggi viviamo in modo pervasivo sino all’intelligenza artificiale e a Palantir, che significa ipertecnologia della sorveglianza, controllo sociale biometrico, individuazione intelligente dell’obiettivo, dalla Palestina a Minneapolis e via dicendo.
La realtà distopica ma concreta di oggi è stata in un certo senso prefigurata nei raggi rossi che colpiscono selettivamente dopo uno studio morfologico del territorio e psicologico dei soggetti. Indubbiamente già da allora attorno a Carmilla e in relazione a essa nascevano degli autori di fantascienza e noir che si interrogavano sui mutamenti tecno-sociali in relazione a un capitalismo da “grande fratello”. Tutti temi che oggi ci vengono squadernati con una certa scontatezza.
I soggetti, individuali e collettivi, arrivano a rispecchiare quella sorta di schizofrenia da consumo, ma nel contempo una visione comunitaria che combatte il sistema. Certamente per certi aspetti ciò può essere considerato un dejavù, per esempio con Mad Max, film del 1979, ma la combinazione con gli extraterrestri che personificano un potere sovrastante quasi impossibile da battere, aggiunge la visione di un’apocalisse che entra nella vita quotidiana, esattamente accostabile alla tendenza alla guerra nella vita di tutti i giorni, tra spot del Mulino Bianco e intere città cancellate dai bombardamenti decisi da un potere che gestisce la pubblicità e al tempo stesso la guerra nelle sue fasi specifiche.
È storia di oggi, prefigurata ieri con la metafora dell’alieno. Ma del resto, non è forse un visitor, quel tycoon presidente che crede di fare quel che vuole e lo fa facendo danzare il mondo attorno all’orlo di un vulcano termonucleare?
